Si ha bisogno di totale libertà, di ascoltare il proprio corpo, d'imparare ad ascoltarsi, di sentire il sudore che scorre, di portare sempre al limite mente e corpo.
Si va in posti sperduti, in campagna, si attraversano campi e fiumiciattoli, ci si sporca, non si beve nemmeno un sorso d'acqua e si riprende coscienza che questo cuore che batte forte presto smetterà di farlo - presto è pure fra 80 anni! - e che quella terra in salita che adesso ti fa sputare sangue, prima o poi ti riaccoglierà amichevolmente.
Ma in gara, in gara - come nella vita - non si corre mai da soli - non siamo mai soli!
Tutti a misurarsi, gli uni accanto agli altri. Se uno ha imparato a conoscersi, sa anche fin dove può arrivare, che ritmo può tenere, fino a che punto può tirare e quando è il caso di mollare. Non importa quando vada forte quello accanto a noi: bisogna fare sempre i conti con noi stessi.
E stringere la mano all'avversario - compagno - che ha fatto lo stesso percorso assieme a te - che sudato come te, che si è allenato più o meno di te, che ha sfidato se stesso ed il suo cuore proprio come hai fatto tu. Senza mai riguardarsi. Spendendo tutto quello che poteva essere speso. Sudando tutto quello che si poteva sudare. Che poi è proprio questo il bello, è proprio questo quello che conta.
Dare tutto quel che si può dare senza aver nessun riguardo per se stessi - sapendo che c'è già Qualcuno che ha ben riguardo di noi stessi!












